Ho chiesto al mio amico papa,
il giovanotto dalla testa rapa,
che si insegni in tutto il pianeta
le gesta del compagno verde poeta,
nonostante martire del lavoro duro
il suo posto non fu mai tanto sicuro,
ogni giorno con l’aziendal vettura
in tutta Italia come un’avventura
la nobil favella da sparpagliare
della sua Ditta pulita come il Tirreno mare,
a dar sicurezza in quella vasta rete
dove ci si impiglia anche il suo fratello prete,
l’umanità intera gli deve qualcosa,
ma soprattutto la sua morosa
che molte volte non gli si concesse,
e lui avvilito con le sue palle spesse
e il suo augello sempre in alza bandiera,
che scoppia sempre all’ora di sera,
si rifugiava in Este dal suo compagno eterno
che con le sue parole gli faceva perno
per trovare nuovi orizzonti
magari in Siberia con i bisonti,
magari a Roma nel Vaticano
dove il mio amico dalla tremante mano
lo consacrerà Santo a tutti gli effetti
almeno Beato, sennò gli spacco i denti…
